Isole Sporadi: spiagge, mare ed escursioni – atto 4° (Alonnisos) ed epilogo

Ultima tappa, ultimi giorni, l’isola di Alonnisos è probabilmente la meno turistica delle Sporadi; a detta dei miei amici greci ci sono tanti turisti locali e pochi provenienti dall’estero. L’isola è ricoperta da foreste e la popolazione si concentra tutta nella parte meridionale presso Patitiri e la città vecchia di Alonnisos, ma vanta la presenza del Parco Nazionale Marino di Alonnisos, il più grande parco Marino d’Europa.

Giorno 9 – Skiathos 》Patitiri (Alonnisos)

Il traghetto per Patitiri, il mio affezionato Flyingcat 5, partirà soltanto alle 14, per cui occupo la mia mattina a leggere sulla terrazza vista mare della pensione Babis di Skiathos prima che il marito della titolare mi accompagni al porto.
Il traghetto arriva puntuale ed il viaggio a bordo dura poco più di un’ora. All’arrivo a Patitiri, Evi, la titolare della pensione Machi Rooms, è in attesa sulla banchina con un cartello; mi dirigo verso di lei e mi presento. Evi è molto simpatica, estroversa e mi parla in italiano; mentre mi conduce su per le stradine di Patitiri fino alla pensione, mi spiega quali attività si possono fare su Alonnisos, dove posso trovare il supermercato e la panetteria, come raggiungere la città vecchia e la spiaggia. In poco tempo ottengo tutte le informazioni necessarie per muovermi sull’isola con sicurezza. Resto sola nella mia stanza che ha un bellissimo balcone che guarda sul mare e dove mi rilasso pensando che la mia vacanza sta ormai giungendo al termine, inizio ad avere nostalgia di casa, ma sono contenta dell’esperienza che ho fatto fino a questo momento.

Assorta nei miei pensieri, il tempo vola ed è già ora di cena; mi cambio velocemente ed scendo verso il porto alla ricerca di un ristorante in cui cenare. Passo tra le mille stradine ed arrivo su una delle vie principali che conducono al porto; sto per girare a sinistra ed andare verso il lungomare quando ci ripenso e vedo sulla destra una taverna che sembra attirare l’attenzione di molte altre persone. Mi dirigo al menù appeso fuori in una bacheca per trovare ispirazione e il titolare si avvicina per parlarmi; mi consiglia di osservare direttamente il cibo ben esposto in una vetrina all’interno del ristorante. Il ristorante offre veramente molte pietanze della tradizione greca, tra cui i dolmades, gli involtini di foglie di vite, che non sono ancora riuscita a provare. Decido quindi di rimanere anche se il servizio non è il massimo in termini di velocità… d’altronde sono in vacanza e non ho fretta. Mi siedo ad un tavolino all’angolo della stanza ed ordino dolmades e souvlaki di rana pescatrice. Il cibo è veramente ottimo e abbondante. Mentre aspetto che mi servano osservo meglio il locale: tavolini con tovaglie di carta, sedie di paglia, cimeli di pesca appesi e persone che entrano urlando quasi fossimo a casa di Tula de “Il mio grosso grasso matrimonio greco”. Immersa in questo scorcio di Grecia tradizionale, finisco di cenare e torno alla pensione.

Giorno 10 – Alonnisos

Oggi è l’unico giorno in cui posso fare il giro nel Parco Marino; ci sono solo due agenzie che organizzano tour e intelligentemente si sono divise i giorni della settimana per non farsi concorrenza. Per cui la scelta della barca su cui salire a bordo non è complicata. Pago il tour in agenzia dove due ragazze molto giovani tentano di parlare con me in italiano: mi dicono che hanno studiato la nostra lingua ma che raramente capita loro di praticarlo. In effetti per il momento ho notato solo molti turisti inglesi. Mi dirigo al porto verso l’unica barca presente e salgo a bordo utilizzando una lunga passerella di metallo. Il personale di bordo non è proprio ciò che ti aspetti per un tour organizzato: sono quattro marinai con la pelle bruciata dal sole, le mani con i calli da lavoro e le unghie dei piedi poco curate. Tuttavia mi accolgono con un sorriso e quello che sembra essere il capo mi chiede se sono italiana.
Nel giro di una ventina di minuti la barca salpa per iniziare il tour; a bordo ci sono altre persone, tutte coppie, principalmente inglesi o tedesche e di età avanzata, ma trovo anche una coppia di amiche e due fidanzati italiani. Siamo tutti sdraiati sul ponte su materassini al sole. La temperatura è molto alta ed è uno shock ogni volta che un’onda sbatte contro la chiglia della barca e ci spruzza di acqua fredda. Il tour procede tranquillo e nessuno dei marinai si prende l’onere di spiegare o descriverci quanto stiamo osservando. Il primo pitstop lo effettuiamo nei pressi di una grotta “The Blue Cave” e ci avviciniamo moltissimo alle rocce, quasi ad entrare nella grotta stessa. La prima vera fermata del tour la effettuiamo però in una baia al di sotto del monastero di Kyra Panagia, situato su un isola disabitata. Per raggiungerlo bisogna scalare a piedi il promontorio di fronte la baia, una salita non banale anche per i più allenati. La struttura è bellissima, ordinata e pulita, circondata dal verde con una vista fantastica.

All’ingresso ci fanno indossare dei lunghi gonnelloni grigi per coprire le gambe… non vorremmo mica indurre in tentazione dei monaci tutti uomini chiusi in un monastero bellissimo su un’isola deserta! Nel monastero troviamo una chiesa (ovviamente), una cucina con un forno a legna ma anche dei bagni pubblici e un negozio di souvenir. L’ingresso è affiancato da filari di vite e sparse un po’ ovunque nel chiostro ci sono piante con fiori coloratissimi. Faccio un giro, abbastanza veloce, per poi tornare alla barca: la vista dell’acqua cristallina mi invoglia a buttarmi immediatamente. Quando tutti siamo a bordo ripartiamo alla volta di un’altra baia dove ci fermiamo per pranzare: l’acqua qui è di un azzurro quasi finto, sembra quasi di essere in una piscina gigante.

Sono tra le prime a tuffarmi, mentre i marinai preparano il tavolo per il pranzo e buttano mollica di pane per far avvicinare i pesci, nel caso qualcuno sia interessato a vederli. L’acqua é un po’ più fredda del solito ma la salinità è talmente elevata che non si fa nemmeno fatica a nuotare per restare a galla.
È arrivata l’ora del lancio: un tavolo imbandito di pasta, carne, verdura e frutta ci aspetta mentre il comandante ci versa vino bianco e rosso a volontà. Un pranzo decisamente ottimo ed abbondante, e dopo un paio di bicchieri siamo tutti più allegri e socievoli. Ripartiamo per tornare a Patitiri e tutti ci sdraiamo mentre la digestione fa il suo lavoro. Nel mentre sono al sole ad occhi chiusi quasi ad addormentarmi, un ragazzo nel salire sul ponte con un bicchiere di vino rosso, scivola e rovescia tutto il bicchiere sugli asciugamani della coppia tedesca, sul ponte stesso e sulla copertura della randa. Ovviamente la prima preoccupazione di tutti è per il povero ragazzo che sembra abbia preso una brutta botta allo stinco, ma subito dopo essersi ripreso e aver iniziato a pulire ovunque continuando a chiedere scusa per aver sporcato, scoppiamo tutti a ridere per la comicità della situazione, anche la coppia tedesca vittima innocente dello scivolone del ragazzo.
Nel tragitto del rientro ci fermiamo ad osservare il rudere di una nave affondata nei pressi del porto di Patitiri, niente di particolare se nessuno racconta la sua storia (tuttora ho un vuoto su questo punto…). Rientriamo in porto, abbronzati, accaldati ma soddisfatti nonostante l’atipico silenzio delle nostre “guide”. Risalgo tranquillamente al mio appartamento pensando che domani sarà il mio ultimo giorno di vacanza.

Giorno 11 – Alonnisos vecchia e rientro a Chalkida

Oggi è la mia ultima occasione per visitare Alonnisos vecchia che dista a circa 3 km da Patitiri. Mi incammino presto per non rimanere troppo sotto il sole caldo della Grecia: decido di seguire la strada “moderna” in salita e di lasciare la strada antica per il ritorno in discesa. La passeggiata di 3 km in salita non è semplicissima e mi rendo conto troppo tardi che non c’è abbastanza spazio ai bordi della strada, per cui il rischio di essere investita è abbastanza elevato. Per fortuna arrivo sana e salva alla città vecchia e il panorama è talmente bello che non sento nemmeno la stanchezza.

Mi fermo a fare colazione in un bar con un dehor che guarda verso il mare e mi rilasso dopo la scarpinata del mattino. Il mio giro nella città deve essere breve perché all’ora di pranzo il traghetto per Kymi parte dal porto di Patitiri ed io devo passare dalla pensione per pagare la stanza e prendere i bagagli. Perciò percorro giusto la via principale di Alonnisos vecchia, compro qualche souvenir e scatto qualche foto.
Mi rimetto in cammino per tornare alla pensione; come progettato stamattina mi dirigo verso la strada antica che collegava la città al porto. In questo caso (diversamente da quelli trovati a Skopelos), il percorso è abbastanza pulito e ampio, passa vicino a delle abitazioni immerse nel verde, a campi coltivati, orti con verdura e alberi da frutto; noto anche un pony che mi guarda curioso mentre passo nei pressi del suo recinto. Durante la mia discesa incontro diversi viandanti che stanno risalendo il percorso verso la città vecchia e li saluto gentilmente. Il tempo di discesa è decisamente inferiore a quello della mattina e presto giungo alla pensione. Preparo i bagagli e nel pagare mi fermo a chiacchierare con Evi: mi invita a tornare ancora il prossimo anno, per stare qualche giorno in più stavolta e mi promette un prezzo speciale. Le rispondo che ci penserò e che non mancherò di chiamarla nel caso decidessi di ritornare. Carica di bagagli e di esperienze mi dirigo al porto, pranzo con una coppa di yogurt greco con noci e miele e salgo per Kymi, lì mi aspetta l’autobus che mi riporterà a Chalkida, lì dove il mio viaggio è iniziato e lì dove finisce.

Epilogo – ritorno a casa

Giusto per essere precisi, il mio viaggio si può definire concluso solo con il mio rientro a Roma Fiumicino. Per raggiungere l’aeroporto di Atene, il giorno 12, ho il treno alle 6 di mattina da Chalkida. Inutile dirvi che a quell’ora non c’è praticamente nessuno, solo una guardia notturna che non parla nemmeno una parola di inglese. A gesti e in greco mi fa capire che a breve la biglietteria aprirà e nel vedermi con un mega zaino sulle spalle mi dice di accomodarmi sulla panchina nel frattempo e mi chiede se provengo dalla Romania… veramente molto strano… durante tutta la vacanza le persone mi hanno creduta greca!
Il viaggio in treno procede tranquillamente e stavolta non ho un cambio in una stazione sperduta, ma sembra anzi essere nuova e particolarmente affollata. Arrivo in aeroporto con largo anticipo, ma ormai sono con la mente rivolta verso casa; 12 giorni da sola in Grecia ti arricchiscono molto ma ti fanno anche capire quanto ci sia bisogno di avere persone care accanto.
Tra la nostalgia, i ricordi e le nuove esperienze mi imbarco sul mio aereo… La vacanza è finita, si torna a casa!
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